Il codice del volo | Come conoscere e affezionarsi ad un genio del passato

Il Festival della Divulgazione non è stato solo crocevia di ospiti, artisti e ricercatori che hanno condiviso le loro esperienze e i loro saperi, ma anche di curiosi ed appassionati che hanno partecipato, più o meno attivamente, agli eventi in programma. Alcuni di questi hanno pensato di approfondire alcuni dei temi trattati e condividerli con noi.

 

 

Riflessioni sull'incontro con La Compagnia del Sole

Il racconto di Rosanna

 

Affezionarsi a un genio del passato. E amandolo, percepirlo: attuale, vicino, perfino simpatico, e appassionarsi alla sua scienza e alle sue scoperte tanto in anticipo sulla modernità, grati di parlarne, tra l'altro, la stessa lingua. In questo piccolo miracolo riesce Flavio Albanese, scrittore, direttore e interprete de “Il codice del Volo”, spettacolo teatrale per un pubblico, dicono le loncandine “dagli 11 ai 99 anni” sul grande protagonista del Rinascimento che fu Leonardo da Vinci. Perchè Albanese fa divulgazione in maniera colta e raffinata ma assolutamente fruibile da grandi e bambini, trasportati direttamente nel '400 da un linguaggio semplice (con le colorite intonazioni toscane) e dagli aneddoti di bottega di Tommaso Masini, altrimenti conosciuto come Zoroastro, allievo, collaboratore e amico fedele del grande maestro.

 

La performance di Albanese, ha rappresentato il finale perfetto, si direbbe in gergo “col botto”, dell' illuminata intuizione che è stata il primo Festival della Divulgazione organizzato a Potenza dall'associazione Liberascienza, e che ha dato l'opportunità alla comunità del capoluogo di pescare a piene mani (come in centinaia hanno fatto) in un'offerta culturale di spessore, ricca di stimoli e novità che hanno reso vivi più che mai i contenitori “naturali” del sapere, a cominciare dall'Università della Basilicata fino al centro Cecilia Salvia che ne ha ospitato gli eventi serali.

 

Come poteva mancare infatti, in una simile manifestazione, il genio poliedrico e indiscutibilmente moderno di Leonardo e la sua attrazione fatale per il volo che lo portò a innumerevoli e perigliosi esperimenti? E' Tommasino/Albanese, in questo lungo e appassionante monologo, a raccontare la genesi, le evoluzioni e i frequentissimi errori degli studi sulla macchina volante. C’era una volta… l’acqua, che stava nel mare… finché all’acqua venne la voglia di salire in alto. Il mare era il suo elemento naturale finché le venne voglia di salire in aria…”.

 

Quel che conquista lo spettatore è la curiosità senza sosta del genio, la sua perseveranza che consegnerà alla scienza calcoli e disegni e prototipi di opere in anticipo (e che anticipo!) sull'ingegneria moderna, dall'aereo, all'elicottero, al sommergibile. Ma anche, mi viene da dire, i suoi fallimenti. Leonoardo, ci racconta Albanese, per poco non allagò Firenze, e spesso non finiva i lavori che gli venivano commissionati. Ma soprattutto Leonardo non riuscì mai a far volare Tommasino, che anzi ci resta quasi secco nell'ultimo degli esperimenti in cui il Maestro lo coinvolge.

 

E tuttavia c'è da imparare anche così: “chi fa sbaglia, chi non sbaglia mai perché non fa nulla può anche tacere!”....che di questi tempi “performanti” e rampanti non è male come memento, se viene da cotanta personalità. Il genio (spesso “incompreso”) il rivoluzionario (intuì con largo anticipo rispetto a Galileo che è la Terra a muoversi intorno al Sole e non viceversa), l'appassionato di cucina, lo scienziato dalla sete inesauribile di sapere e in continua, curiosa osservazione del mondo e ricerca di associazioni, Albanese riesce a costruire un quadro completo, ricco e appassionante della storia del grande Maestro e della sua poliedricità, incomprensibile ai suoi contemporanei, componendo la sua performance con le frasi più significative attribuite allo scienziato, in un ritmo coinvolgente che non conosce sosta nonostante il palcoscenico sia occupato dalla sua sola figura e da una scenografia essenziale. Pare di vederlo, Leonardo, nella sua rappresentazione iconografica più diffusa, l'omone dalla lunga barba e dai lunghi capelli bianchi (quasi un un vecchio zio dalla voce profonda con la testa un po' fra le nuvole) che si aggira tra i suoi fogli densi di calcoli e disegni, i suoi prototipi e gli odori di una cucina, e che guarda ora il cielo ora il mare ora gli uccelli e si illumina di un'intuizione, e di stupore, quasi un bambino di fronte al creato, e che si fa beffe delle convinzioni diffuse e delle credenze indimostrate e che non si stanca di mettere in discussione ogni affermazione dogmatica: “Cerca di capire le cose che accadono, non tentare invece di giudicarle senza conoscerle” dice a Tommasino.

 

Un ammonimento che valeva seicento anni fa come oggi e che ci fa augurare lunga vita a questo festival, se ci porterà sempre nutrimento per le nostre curiosità e la nostra sete di conoscenza e i nostri dubbi.

 

Rosanna Santagata

Giornalista