La sfida della Neuroestetica | Quando il cervello incontra un'opera d'arte

Il Festival della Divulgazione non è stato solo crocevia di ospiti, artisti e ricercatori che hanno condiviso le loro esperienze e i loro saperi, ma anche di curiosi ed appassionati che hanno partecipato, più o meno attivamente, agli eventi in programma. Alcuni di questi hanno pensato di approfondire alcuni dei temi trattati e condividerli con noi.

 

 

Riflessioni sull'incontro con Emanuele Dascanio, Francesca Miraglia e Fabrizio Vecchio

Il racconto di Gloria

 

Cosa sarebbe accaduto se Immanuel Kant fosse riuscito a viaggiare nel tempo e a vedere in diretta una risonanza magnetica funzionale (fMFI)? 
Beh, molto probabilmente anche lui si sarebbe appassionato alla neuroestetica e avrebbe partecipato all’incontro del Festival della Divulgazione sul tema “La percezione della realtà tra arte e neuroscienze”.

 

Di certo il celebre filosofo non sarebbe stato meno stupito di altri alla vista del pittore iperrealista Emanuele Dascanio seduto accanto ai due neuroscienziati Francesca Miraglia e Fabrizio Vecchio, e intento a costruire insieme a loro un discorso condiviso sul mondo di relazioni tra l’arte – con i suoi gesti, le sue immagini, il suo carico emozionale – e la rete neurale del sistema nervoso umano.

Per capire meglio quanto il dialogo tra il campo dell’estetica, della storia dell’arte e della produzione artistica tout court, e quello dello studio anatomo-fisiologico del cervello sia assolutamente innovativo e perturbante, basti pensare che la Società Italiana di Neuroestetica è stata fondata soltanto nel 2001 e che la cosiddetta “neuromania” – nata dall’esplosione delle indagini neuroscientifiche – è un fenomeno proprio degli ultimi decenni.

 

Ma come può l’arte, da sempre vessillo della sfera spirituale dell’uomo, dialogare con i freddi dati della scienza, come può, quindi, correre il rischio di essere “ridotta” a mere macchie di colore sulle PET in laboratorio?

In questo caso, sarebbe opportuno praticare una lieve operazione semantico-chirurgica e sostituire il verbo “ridurre” con il verbo “ricondurre”. Ciò che infatti coloro i quali si occupano di neuroestetica cercano di ottenere, sfruttando le nuove tecnologie di neuroimaging, non è una riduzione, bensì il tracciato di un nuovo percorso in cui due discipline – da sempre arroccate su se stesse – possono trovare un confronto e arrecarsi un reciproco vantaggio.

Se difatti l’arte dialoga con la nostra interiorità, se scava dentro di noi delle vie – perché no, anche neurali – perché privarla della possibilità di scoprire e di essere scoperta attraverso le nuove acquisizioni del sapere contemporaneo? Perché chiudersi in una torre d’avorio che molto assomiglia alle nostre paure e che si rifiuta di interfacciarsi con gran parte dei nuovi discorsi sull’umano?

L’importanza  di questi studi e della loro divulgazione riguarda ognuno di noi. In uno scambio sinergetico, infatti, le neuroscienze possono – attraverso lo studio dell’interazione tra i soggetti e le opere d’arte – aiutarci ad approfondire il discorso sull’uomo, in cui il mondo dell’arte può riconoscere, oltre che i suoi fruitori, anche se stesso.

 

“Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s’era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s’era potuta riconoscere così”

Italo Calvino

 

Gloria Basanisi

Studentessa in Scienze Filosofiche e della Comunicazione

Membro dell'Associazione Culturale studentesca Unidea