Il Cinema della ricerca scientifica incontra il Cinema della produzione filmica

Il Festival della Divulgazione non è stato solo crocevia di ospiti, artisti e ricercatori che hanno condiviso le loro esperienze e i loro saperi, ma anche di curiosi ed appassionati che hanno partecipato, più o meno attivamente, agli eventi in programma. Alcuni di questi hanno pensato di approfondire alcuni dei temi trattati e condividerli con noi.

 

 

Riflessioni sull'incontro con Alessandro Piva

Il racconto di Angela

 

Circa un mese fa, ho avuto la fortuna di partecipare alla prima edizione del Festival della Divulgazione. Un evento concepito apposta per me, vista la spropositata curiosità di cui sono dotata, allo stesso tempo e modo, onnivora e insaziabile, mi è sembrato incredibile poter partecipare "a casa mia" ad una manifestazione dal ricco programma, eterogeneo e di qualità, caratterizzato da linguaggio fresco e pregnante, buona gestione del pubblico e delle sue domande, il tutto in un clima allo stesso tempo professionale e familiare. 

 

Ho avuto l’enorme piacere di essere coinvolta da Vania Cauzillo, direttore artistico del Festival della Divulgazione, nella costruzione di un momento in cui il “Cinema della ricerca scientifica” incontrasse il “Cinema della produzione filmica”.

 

La prima serata del Fdd2016, tenutasi il 4 Novembre e intitolata “Pizza e Cinema”, è stata modellata da Liberascienza, da sempre caratterizzata dall'approccio trasversale al sapere, per far dialogare, all’interno del medesimo ambito culturale, due professionisti che vivono la Settima Arte e vi si relazionano ponendosi da punti di vista differenti: uno storico del cinema, che si occupa, tra l’altro, del genere documentario come fonte storica, e un regista di successo che realizza di frequente, accanto ai film di fiction, documentari. Da una parte c’ero io, un dottore di ricerca che ha appena concluso il suo percorso di studi sull’utilizzo delle fonti filmiche nella ricerca storica contemporanea, in particolare sul documentario italiano anni Cinquanta e Sessanta, e, nello specifico, sul paradigmatico “Caso Basilicata”. Dall’altra parte c’era Alessandro Piva, che nel 2016 ha realizzato “Due Sicilie”, un documentario in cui il racconto della Sicilia del passato, non di rado quella immortalata nei film della realtà degli anni Cinquanta e Sessanta (De Seta, Saitta, Quilici…), s’intreccia a quello della Sicilia del presente, impressa nelle immagini girate da Piva, dando vita ad un unicum audiovisivo estremamente suggestivo ed emozionale. Nel mezzo, anche fisicamente perché era seduta tra me e Piva, c’era Vania che, da ottima divulgatrice qual è, ha posto ad entrambi una serie di domande che sono state in grado di mettere in luce, pur nella comunanze d’intenti (divulgare il Sapere), le differenze che caratterizzano il lavoro di due professionisti che si occupano del Documentario con due approcci, servendosi di due linguaggi e per il raggiungimento di scopi diversi.

 

La platea silenziosa e attenta come poche, ha seguito l’incontro, così come la proiezione di “Due Sicilie”, con viva partecipazione, dall’inzio alla fine. La formula vincente del festival è riuscita a suscitare un reale interesse, non soltanto verso un genere cinematografico come il documentario, generalmente inviso al pubblico, soprattutto a quello italiano, ma anche verso un mondo, quello della ricerca scientifica, che di solito viene visto e sentito come irraggiungibile e, spesso, per quel che riguarda l’ambito umanistico, “inutile”.

Il feedback dei fruitori della serata è stato esaltante. Tante, di età, stato sociale e background d’istruzione tra i più disparati, sono state le persone che hanno dichiarato con entusiasmo di aver seguito con estremo interesse, e piacere, la chiacchierata a tre, di essere riusciti a comprende totalmente il “filo del discorso” e di aver sentito, subito dopo, l’impulso ad approfondire l’argomento. In molti sono stati quelli che mi hanno chiesto di voler assolutamente visionare i documentari girati in Basilicata in quel ventennio e in altrettanti quelli che hanno espresso il desiderio di vedere altri film di Alessandro Piva.

 

E’ accaduto, addirittura, che una ragazza, a fine serata, si è avvicinata per chiedermi il titolo del film in cui la madre aveva “recitato” da piccola, dopo avermi descritto la scena che l’aveva coinvolta (Il documentario in questione è stato subito individuato: spero a breve di poter recapitare il film alla signora per vederlo tutte e tre assieme).

Beh…insomma, come dire, “missione divulgazione” riuscita, no!?!?!?

 

Inoltre, per concludere questa mia entusiasta, ma sincera “dissertazione”, ci terrei a precisare che, oltre alla mia vera e propria fame di conoscenza il Festival della Divulgazione ha soddisfatto un altro mio bisogno, un’altra mia esigenza.

Come dicevo prima, il mondo scientifico viene quasi sempre percepito come qualcosa di irraggiungibile: un’occasione come il Fdd2016 si attesta, perciò, quale davvero significativa anche nella misura in cui infrange questo muro dell’incomunicabilità e avvicina questi due mondi, quello della ricerca e quello della quotidianità, portando, a mio modesto parere, ad un sostanziale, oltre che necessario, arricchimento reciproco.

Spesso e volentieri l’accademia “se la canta e se la suona da solo”, altrettanto spesso la gente comune non comprende il senso della ricerca accademica, considerandola spesso inutile; ecco perché occasioni come quelle del Festival della Divulgazione non soltanto sono lodevoli, ma vanno assolutamente supportate nel tempo, anche e soprattutto economicamente, perché, imparando dai propri errori, crescendo e migliorando, possano rappresentare sempre di più un importante momento di evoluzione della società, micro e macro.

 

Angela Brindisi

Ricercatrice di Storia del Cinema